domenica 26 novembre 2017

L'Italia alla ricerca di ET

Da 20 anni in ascolto di ET: l'Italia ha cominciato a 'tendere l'orecchio' sull'universo in cerca di eventuali civiltà aliene nel 1997 aderendo al Seti (Search for Extra-Terrestrial Intelligence),
il programma per la ricerca di intelligenze extraterrestri lanciato nel 1960  dall'astronomo americano Frank Drake. "Da allora abbiamo captato moltissimi segnali, alcuni dei quali sospetti e  alcuni veramente intriganti, ma finora mai confermati", ha detto all'ANSA il pioniere italiano in questo campo di ricerca, l'astronomo Stelio Montebugnoli, che ha lavorato al radiotelescopio di Medicina (Bologna) dell'Istituto Italiano di Astrofisica (Inaf). 
   
Fu lui a prendere contatti la Nasa e con Drake e ad avviare anche nel nostro Paese una ricerca tanto originale quanto difficile. A compiere questi primissimi passi, accanto a Montebugnoli, l'attuale presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inf), Nicolò D'Amico. A segnare il passaggio alla vera e propria fare operativa era stato l'arrivo dagli Stati Uniti dello strumento che faceva capo al programma Serendip del Seti. Collegato alle parabole del radiotelescoprio di Medicina, raccoglieva dati senza interferire con la normale attività di osservazione.

"In questo modo abbiamo lavorato per dieci anni", anche se con risultati "purtroppo negativi". Non è mai stato possibile ricevere più di una volta nessuno dei segnali più interessanti: solo questo ascolto ripetuto avrebbe significato una scoperta, così come prevedeva il protocollo internazionale. Il problema, ha spiegato Montebugnoli, è che "si suppone che ET, nel caso si voglia far sentire, ci invii una segnale radio molto semplice e che in natura non esiste, facilmente distinguibile dai segnali radio naturali che arrivano dal cielo alle antenne dei grandi radiotelescopi. Ma in primo luogo non è affatto detto che ET voglia farsi sentire".

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