martedì 18 luglio 2017

Tempo d'estate, tempo di pomodoro

Originario dell’America sud-occidentale (Cile, Ecuador, Perù), il pomodoro faceva parte della dieta quotidiana degli indigeni ma venne importato in Europa inizialmente per usi ornamentali. Il suo consumo alimentare iniziò in Italia nella seconda metà del 1500, anche se solo verso la fine del 1700 la sua coltivazione conobbe un forte impulso.
Mentre in Francia il pomodoro veniva consumato alla corte dei re, nel sud Italia divenne l’alimento base della popolazione povera e dei lavoratori. Risalgono agli inizi del Settecento la prima tecnica di trasformazione in passata di pomodoro e le prime esperienze di conservazione; tuttavia è solo verso la fine del 1800 che iniziarono a nascere in Italia le prime fabbriche di conserva. Attualmente, viene coltivato in tutto il mondo. In Italia è diffuso su tutto il territorio nazionale in pieno campo ed in serra e l’estrema variabilità della forma della bacca fa sì che si riconoscano diverse e molteplici tipologie e varietà locali, ma a grandi linee si distingue in pomodori dal: Frutto grande pomodoro Cuore di bue; pomodoro Verde, detto anche “insalataro”; Frutto medio pomodoro Perino: ha forma di pera allungata, rosso con molta polpa; è il tipico pomodoro da sugo o da conserva ma è ottimo anche mangiato crudo. Fa parte di questa famiglia il S.Marzano (DOP) che ha polpa saporita e carnosa; pomodoro Grappolo, liscio, rotondo, facile da sbucciare e adatto per insalate, salse o per essere farcito. Si ricorda il ciliegino, che si produce quasi esclusivamente in Sicilia; pomodoro Camone sardo, introdotto a metà anni ’80 nel sud della Sardegna, che è molto rustico ed adattabile; Frutto piccolo pomodoro Ciliegia: simile a quello a grappolo, ma molto piccolo; è rosso con buccia spessa. Di questo gruppo ricordiamo il pomodoro ciliegino di Pachino (IGP); pomodoro Datterino che si differenzia dagli altri tipi di pomodoro sia per la sua forma allungata “a dattero”, sia per il suo sapore più dolce; pomodoro del Vesuvio a piennolo, che deve il suo nome all’abitudine dei contadini campani di intrecciare, intorno ad uno spago legato a cerchio, i grappoli di pomodorini, sino a formare un grande grappolo detto “piennolo” in cui i pomodori venivano conservati all’aria. Il pomodoro è poco calorico e ricco di pigmenti che gli garantiscono virtù antiossidanti e protettive dei tessuti. L’origine del nome pomodoro è legata al fatto che inizialmente questo frutto fosse giallo o color oro. Nel ‘700, i siciliani lo chiamano pumaramuri (pomo d’amore) e i francesi pomme d’amour. Il motivo è duplice: nella forma, il pomodoro ricorda il seno femminile, inoltre gli vengono attribuiti effetti afrodisiaci. Ortaggio simbolo della nostra italianità è presente quasi ogni giorno sulle nostre tavole in almeno uno dei svariati modi in cui si può presentare. Noi qui vi proponiamo un gustoso secondo: i pomodori ripieni con carne (agnello, vitello o manzo). La preparazione è semplice: è sufficiente tagliare i pomodori e svuotarli con un cucchiaino della polpa che dovrà essere tritata senza i semi con carota, sedano e cipolla. In una pirofila fate appassire il trito con un cucchiaino d’olio. In una ciotola mettete poi la carne, dei funghi, un uovo e del prezzemolo tritato. Amalgamate bene il tutto col trito lavorando con una forchetta, e dopo aver messo il composto nei pomodori fateli cuocere in forno per un’ora. Buono a sapersi, no? (Bonduelle)

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