lunedì 19 giugno 2017

La Savana aggredita dai metalli pesanti

L’ambiente della savana e l’uomo sono da sempre legati da un rapporto di reciproca influenza. Se da un lato la Savanna hypotesis rappresenta un tassello importante nel mosaico della teoria dell’evoluzione dell’uomo,
c’è anche da tener conto l’ipotesi che parte della savana stessa sia stata modellata principalmente dalla presenza di popolazioni in migrazione, circa 3000 anni fa, e non dagli effetti di un cambiamento climatico regionale. Oggi, la savana non è certo risparmiata dalla human footprint: l’uomo, in tempi relativamente brevi, ha occupato circa l’80% della pianeta, influenzando pesantemente biodiversità ed ecosistemi – ad eccezione di pochi ‘territori selvaggi‘, come l’Alaska, gli altipiani del Tibet e della Mongolia, e parte del Rio delle Amazzoni.

A non risentire in qualche modo della presenza umana nella savana sono forse solo le aree protette dai parchi naturali, come il Parco Nazionale Segerenti in Tanzania, tra le riserve più grandi dell’Africa. Dove presenti, invece, le attività antropiche, dalle più antiche come agricoltura e allevamento fino alle costruzioni di strade, città e il traffico dei mezzi di trasporto, hanno delle conseguenze difficili da sopportare per l’ecosistema di territori fragili per natura e già sofferenti per la siccità e il cambiamento climatico. L’impatto di tutte queste attività si caratterizza soprattutto per la liberazione di particelle inquinanti e composti tossici nell’atmosfera, in acqua e nei suoli.
Per esempio, colture apparentemente semplici ma fondamentali per la sopravvivenza di diversi paesi Africani, come quella del cotone, fanno uso di quasi un quarto di tutti i pesticidi venduti nel mondo, nonostante i campi di cotone coprano meno del 5% delle superfici coltivate del Pianeta. Queste enormi quantità di prodotti chimici tossici vengono poi spesso usate con dosaggi fuori controllo, ignorando le precauzioni stabilite per legge.
Sono in generale i metalli pesanti come il piombo, l’arsenico, lo zinco, il cobalto, il bromo, i principali prodotti della presenza dell’uomo ad inquinare l’aria, le falde e i suoli. Queste sono tra le sostanze in assoluto più pericolose per la salute, considerando anche che riescono a raggiungere facilmente il nostro organismo attraverso l’acqua e il cibo. Colpiscono in particolare fegato, cuore, reni, ossa e nervi, possono arrestare i processi cellulari e provocare perdita di memoria, insufficienza renale e altri sintomi.(Scienzaoggi)

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